“Heliosphere” (Japan Tour 2019)

Parte il 24 novembre, dalla città di Saitama- Higashikawaguchi, il lungo tour giapponese di “HELIOSPHERE”, il progetto jazzistico e umanitario del contrabbassista e compositore pugliese GIUSEPPE BASSI che porta la musica all’ombra della centrale nucleare di Fukushima (Progetto prodotto da NODE e MOTONOKAI con il sostegno di Puglia Sounds (FSC 2014-2020 – Patto per la Puglia – Asse di Intervento IV), Regione Puglia – assessorato industria turistica e culturale -, Piiil Cultura.

Bassi sarà a capo dell’ensemble “HELIOSPHERE” (trio con Sumire Kuribayashi al piano e Yudo Matsuo alla chitarra), e calcherà i palchi di: “U3chi” di Saitama (24/11), “Sometime” di Tokyo(1/12), “Mam’selle” di Shizuoka-Fukuroi (7/12), “Butter Note” di Shizuoka-Ito (8/12), Cafe Mimo di Fukushima (14/12), “Bird” di Niigata -Shibata (15/12).

Giunto al suo trentesimo anno di attività, Giuseppe Bassi ha votato gran parte della sua carriera alla musica di concetto ed è uno dei più chiari esempi Italiani di come il jazz possa essere portatore di messaggi sani, profondi e impegnati anche laddove non sia cantato.

Il Progetto “Atomic Bass” di cui Heliosphere è parte, avviatosi nel 2018, si pone l’obiettivo di portare le “buone radiazioni” della musica nella regione giapponese di Tohoku, colpita nel 2011 da un devastante tsunami nonchè macabro teatro dell’incidente nucleare di Fukushima. Valicando zone ad accesso proibito per via delle forti radiazioni ivi registrate, incontrando i bambini orfani salvati dai genitori prima di essere travolti dal maremoto ed esibendosi nelle case dei superstiti, Giuseppe Bassi ha cercato di mitigare con le radiazioni positive del suo basso quelle distruttive di Fukushima.

Come l’eliosfera protegge tutto il sistema solare dalle radiazioni cosmiche, anche la musica è in grado di restituire un ambiente salubre e sereno ed è un elemento fondamentale per combattere e vincere paure e ostilità. L’unico intento è quello  di sensibilizzare il pubblico a non abbandonare i propri connazionali e di combattere il forte pericolo di isolamento riscontrabile nel documentario da tutti i superstiti che, malgrado i divieti imposti loro dallo Stato, hanno deciso di non abbandonare la propria terra di origine.